L’emozione della paura e le sue forme

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L’emozione della paura è un sistema complesso messo in atto dagli individui per relazionarsi all’ambiente ed esplorarlo contenendo i rischi.

La specie umana è, tra le viventi, quella dotata del maggior numero di paure e questo fatto è legato all’evoluzione della nostra specie; la necessità di far fronte continuamente ai pericoli dell’ambiente, senza avere la velocità del giaguaro, né la forza del leone, né la vista di un falco, né la resistenza di un cammello, ha acuito nell’uomo, grazie all’enorme sviluppo del suo cervello, la capacità di analizzare e classificare l’amplissima gamma di paure per prevederle e neutralizzarle.

L’emozione della paura nasce dalla percezione di minaccia di uno stimolo, in parte automatica, in parte soggettiva, legata alle singole esperienze pregresse ed ai contesti specifici. <<La risposta emotiva non viene quindi considerata come direttamente attivata dallo stimolo, ma mediata dalla valutazione che il soggetto dà allo stimolo stesso>> afferma Maria Rita Ciceri, insegnante di psicologia generale all’Università Cattolica di Milano.

L’emozione della paura è attivata da un sistema di valutazione delle circostanze, organizzato su cinque livelli sequenziali e organizzati gerarchicamente, come descritti da Klaus R. Scherer:

  1. valutazione sulla novità dello stimolo;
  2. valutazione di piacevolezza o spiacevolezza dello stimolo;
  3. valutazione della rilevanza dello stimolo per i bisogni e gli scopi del soggetto, al di là della piacevolezza dello stimolo stesso (come nella paura di ingrassare);
  4. valutazione della propria capacità di far fronte allo stimolo ed esame del grado di controllabilità dell’evento; in questa fase la minaccia può essere trasformata in sfida;
  5. valutazione della compatibilità con le norme sociali e l’immagine di sé, cioè di opportunità.

Al termine di questo sistema organizzato e gerarchico di valutazione, l’individuo decide la risposta allo stimolo: lotta o fuga. Tengo a precisare, nuovamente, che questa risposta è del tutto soggettiva, nel senso che, ad uno stesso stimolo, una persona può rispondere con la fuga, mentre un’altra con la lotta.

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La paura però ha diversi gradi d’intensità emotiva che dipendono dal grado di controllo cognitivo della minaccia. A seconda del grado d’intensità emotiva e di controllo cognitivo della minaccia si distingue la paura nelle sue varie forme:

  • panico: paura intensa, improvvisa, imprevedibile e automatica,
  • terrore: paura intensa, ma lenta e progressiva, meglio controllabile del panico,
  • orrore: paura intensa, ma circoscritta e prevedibile,
  • inquietudine: paura sottile, strisciante e indefinita, generatrice di insoddisfazione,
  • preoccupazione: paura circoscritta e precisa, prevedibile e controllabile.

L’ansia, invece, è solo un parente stretto della paura e vi si differenzia per il fatto che la paura è generata da stimoli esterni, più o meno reali (un serpente, un fantasma, ecc.), mentre l’ansia è prodotta dal pensiero, cioè da processi cognitivi interni (ossia dal pensare ai serpenti, dal pensare ai fantasmi, ecc.). La paura nasce dalla percezione del pericolo qui ed ora, mentre l’ansia nasce dall’anticipazione del pericolo ed a volte è il prodotto di una paura irrisolta, ossia la consapevolezza di non aver sventato la minaccia, trasforma la paura in ansia. Leggi l’articolo Ansia e stress, strategie di prevenzione per conoscere come imbrigliare l’ansia.

L’espressione della paura, infine, è frutto delle convenzioni sociali, della cultura in cui viviamo e del contesto; come afferma anche Alan Fridlund con la sua teoria dell’ecologia comportamentale, ritengo che l’espressione emotiva della paura abbia sempre una funzione comunicativa, più che innata o istintiva; questo significa che la paura viene sempre espressa verso l’esterno attraverso i filtri della cultura di appartenenza, che non significa non provare paura, bensì che essa può essere nascosta o mimetizzata, quando la sua espressione fosse inopportuna.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

M.R. Ciceri, La paura, Bologna, Il Mulino, 2001

L. Guidi, M.R. Pellizzari, L. Valenzi, Storia e paure: immaginario collettivo, riti e rappresentazioni della paura in età moderna, Milano, Angeli, 1992

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