I due emisferi del cervello: dove, come, quando e perché

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Gli emisferi destro e sinistro del cervello hanno funzioni diverse, tuttavia integrate, e con inizio dello sviluppo in tempi diversi.

L’emisfero destro è quello più direttamente connesso con le aree sottocorticali del cervello, dove si formano le emozioni. L’informazione relativa alle nostre sensazioni corporee, alle risposte funzionali alla sopravvivenza, ai sentimenti e ai legami di attaccamento fluisce dal corpo al tronco encefalico, alle aree limbiche e alla corteccia destra. L’emisfero destro si specializza anche nell’autorassicurazione; i bambini usano la loro mano sinistra (controllata dall’emisfero destro del cervello) per darsi conforto, mentre la destra viene utilizzata per esplorare il mondo.

L’emisfero sinistro è più estraneo a queste fonti grezze sottocorticali, esso è più concettuale, analitico e basato sui fatti; essendo meno influenzato dalle vicende sottocorticali, vive in una specie di “torre d’avorio” di idee e pensieri razionali, al confronto con la sua controparte destra, più viscerale ed emozionale.

L’emisfero sinistro sembra più focalizzato all’esterno, mentre l’emisfero destro è uno specialista dell’interiorità, esplora il nostro mondo interno come anche quello degli altri.

L’emisfero destro inizia presto a svilupparsi, tant’è che il neonato comunica attraverso le emozioni, mentre l’emisfero sinistro inizia a svilupparsi quando il bambino comincia a chiedere <<Perché, perché>>.

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I due emisferi, però, comunicano tra loro e questo naturalmente è un bene, perché così facendo integrano i nostri sé sociali ed emotivi, prodotti dall’emisfero destro, al ragionamento sillogistico amato dall’emisfero sinistro.

Quando questa integrazione dei due emisferi viene, per qualche ragione, anche psicologica, compromessa, subentra, nel lungo periodo, una qualche forma di disturbo; <<Nei pazienti che hanno avuto un’infanzia fredda ed emotivamente vuota, un lato del cervello sembra spesso essere sottostimolato mentre l’altro diventa eccessivamente dominante>> ci spiega lo psichiatra e ricercatore americano Daniel J. Siegel, in questo caso si osservano persone incapaci di esprimere e provare emozioni, il sale della vita.

Quando una modalità domina sull’altra per lunghi periodi, ne risultano caos e rigidità mentale, con risvolti – nel lungo periodo – negativi sulla salute, non solo psichica.

Nulla però è perduto, grazie alla neuroplasticità del cervello e a tecniche di potenziamento mindsight.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

Daniel J. Siegel, Mindsight, la nuova scienza della trasformazione personale, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2011

E. R. Kandel, J.H. Schwartz, T.M. Jessel (a cura di), Principi di neuroscienze, Milano, CEA, 2003

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