Le funzioni dei pettegolezzi

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Qui vi voglio parlare delle funzioni individuali e sociali dei pettegolezzi. Vi voglio raccontare dei bisogni che cerca di soddisfare il pettegolezzo, che è il parlare degli assenti, cosa diversa dalla maldicenza, che è invece menzogna consapevole.

Il pettegolezzo ha una connotazione negativa nel senso comune, ma non dobbiamo dimenticare che tutti, ma proprio tutti, anche se in misura variabile e per diverse ragioni, parlano degli assenti, cioè fanno pettegolezzi.

Vediamo allora a quali bisogni psicologici e sociali risponde il pettegolezzo, cioè perché gli individui fanno pettegolezzi.

Le principali funzioni individuali del pettegolezzo sono quattro: intrattenimento, informazione, rafforzamento dell’amicizia e influenzamento.

Intrattenimento. Il pettegolezzo è spesso intrapreso più per divertimento che per ferire qualcuno; il pettegolezzo, in questi casi, cerca una conversazione complice e maliziosa.

Informazione. Il pettegolezzo ha anche e soprattutto la funzione di ridurre l’incertezza; esso ci fornisce informazioni sugli standard di comportamento e orientamento morale; con il pettegolezzo tastiamo il terreno per orientarci e validare i nostri comportamenti e orientamenti morali, il pettegolezzo ci dice dove siamo e se siamo conformi; il pettegolezzo però può diventare anche un mezzo per evidenziare un’eventuale ingiustizia o ristabilire l’equità (pettegolezzo invidioso) quando riguarda persone che hanno una posizione o una situazione migliore della nostra.

Rafforzamento dell’amicizia. Il pettegolezzo viene anche utilizzato per definire la relazione tra i parlanti; chi svela un pettegolezzo ad una determinata persona lo fa perché la vuole includere in un frame di confidenzialità, di complicità, le si vuole dire che la/lo si considera un’amica/ un amico.

Influenzamento. Chi diffonde pettegolezzi lo può fare per influenzare intenzionalmente il comportamento, le reazioni e le relazioni di altre persone, quindi il corso degli eventi, a proprio favore o a favore dei propri amici o alleati.

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Il pettegolezzo ha però anche funzioni sociali in quanto contribuisce alla costruzione della coesione interna alla comunità, in una sorta di rito sociale, con il quale si controlla altresì il rispetto delle norme implicite.

Il pettegolezzo di cui sto parlando, positivo o  negativo che sia, non ha nulla a che fare con la maldicenza, che nasce per screditare una persona con la diffusione di informazioni consapevolmente false.

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Per quanto riguarda le differenze di genere nel pettegolezzo, più che una maggiore propensione delle donne al pettegolezzo, comunque di natura socio-culturale, emerge dagli studi che le donne sono in generale bersaglio di pettegolezzi, più di frequente rispetto agli uomini, probabilmente per via della maggiore pressione normativa che la collettività esercita sulle donne rispetto agli uomini, meno che in passato, ma ancora presente.

Interessante è poi l’utilizzo del pettegolezzo nelle organizzazioni, negli ambienti di lavoro dove, accanto alla struttura formale, se ne costituisce una informale che si basa sulle comunicazioni spontanee, come le conversazioni che avvengono nei corridoi o davanti alla macchinetta del caffè; è in queste conversazioni che il pettegolezzo si diffonde e contribuisce ad alimentare il potere informale, fortemente basato sulla detenzione delle informazioni. Il problema delle strutture informali delle organizzazioni è che possono diventare disfunzionali quando trovano spazio ed hanno presa non il pettegolezzo informativo sugli assenti, ma le maldicenze, le invidie e le gelosie; esse finiscono per avvelenare il clima e rendere improduttiva l’organizzazione formale.

Cinzia Malaguti

Il pettegolezzo su Wikipedia 

Bibliografia:

N. Cavazza, Pettegolezzi e reputazione, Bologna, Il Mulino, 2012

U. Volli, M. Livolsi, Rumor e pettegolezzi, l’importanza della comunicazione informale, Milano, Franco Angeli, 2005

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