Letteratura – A. S. Pinol: Congo, inferno verde

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congo inferno verde

Congo inferno verde, dello scrittore e antropologo catalano Albert Sànchez Pinol, è un’allegoria del colonialismo e del conseguente desiderio di vendetta dei popoli oppressi, in un romanzo ai limiti della fantascienza.

Siamo nella Londra del 1912 ed uno scrittore, Thomas Thompson, viene incaricato da un avvocato di scrivere la storia di un condannato a morte per l’uccisione di due aristocratici durante una spedizione in Congo.

Thomas è un ghost writer, uno di quegli scrittori “fantasma” che scrivono ma la firma la mettono altri, per il quale la proposta di scrivere la storia di Marcus diventa una grande occasione di emergere.

Scrive allora la storia di Marcus Garvey, condannato alla pena di morte per l’omicidio dei fratelli Craver, William e Richard, figli scapestrati e perdigiorno di un duca inglese, trucidati nel cuore della giungla.

I due fratelli sono dei veri e propri negrieri, sfruttatori dei piedi dei negri quali portatori, poi dopo la scoperta delle pepite d’oro, ne sfruttavano le mani come minatori, senza scrupoli e senza ritegno. La miniera che stanno scavando però gli riserva delle sorprese: dai cunicoli emergono centinaia di Tectoni, uomini bianchi, calvi, con sei dita per mano ed altre stranezze; ci sarà anche una donna, Amgam, che diventerà di proprietà di William, ma sarà amata senza speranza da Marcus. Quella dei Tectoni è una grande città sotterranea e, dopo la fuga di tutti i negri, i due fratelli e Marcus lotteranno contro la loro invasione, ma saranno fatti prigionieri e portati sottoterra, in una escalation di rovesci e colpi di scena.

Il romanzo è fotografia e denuncia della brutalità del colonialismo inglese in Africa, portato avanti nell’esclusivo interesse dei loro affari, attraverso lo sfruttamento dei neri, trattati come cani, e delle loro terre. E’ inoltre fotografia del disumano rapporto padrone – servo in essere a quei tempi e del conseguente desiderio di vendetta che ha alimentato.

Cinzia Malaguti

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