I danni della politica del figlio unico in Cina

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Le autorità cinesi hanno deciso di porre fine alla politica del figlio unico, dopo trent’anni di applicazione.

Quella del figlio unico fu una drastica politica di contenimento demografico avviata in Cina nel 1980, dopo una prima fase di misure più morbide per il controllo della popolazione; tuttavia nel 1984 vennero conferiti ai governi provinciali i poteri di adattare le misure alle circostanze locali. In diverse aree rurali venne consentito alla popolazione di avere un secondo figlio, se il primo nato era di sesso femminile, come nelle province prevalentemente agricole di Henan, Anhui, Jiangxi, Hunan, Guangdong e Hainan, dove la presenza di un figlio maschio è ancora considerata determinante per la stabilità della famiglia.

La regola del figlio unico, a cui la maggior parte della popolazione cinese risultava vincolata, ha prodotto gravi selezioni di genere ed un vero e proprio genericidio, con orrori come quelli denunciati dalla scrittrice cinese Xinran Xue che ha raccontato di storie di neonate gettate ancora vive a testa in giù nei vasi da notte e storie di madri perseguitate dai rimorsi.

I governanti cinesi si sono decisi a modificare la legge soprattutto perché si è rivelata pericolosa per la stabilità ed il futuro del paese, che oggi si trova con una popolazione in cui sono andati in tilt gli equilibri fra i generi e anche fra le classi di età.

Lo sbilanciamento degli equilibri numerici fra maschi e femmine ha creato un surplus di maschi, con uomini destinati a restare scapoli e diversi contraccolpi sociali, come un aumento della criminalità e massicce ondate migratorie.

Per quanto riguarda lo sbilanciamento degli equilibri fra le classi di età, la Cina sta diventando vecchia più rapidamente di quanto non stia diventando ricca: si stima che dal 2010 al 2020 il numero dei giovani tra i 20 ed i 24 anni diminuirà del 45%; a confronto di questa previsione, la crisi dei sistemi pensionistici dei paesi occidentali è poca cosa.

Il rigido e lento sistema governativo cinese ci ha messo più di 30 anni per capire che quella politica era non solo eticamente ingiusta, ma anche foriera di danni al sistema economico e sociale.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

A. Meldolesi, Mai nate, Mondadori Università, Milano, 2011

X. Xinran, Le figlie perdute della Cina, Longanesi, Milano, 2011

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