Società: Attenuare le disparità economiche per costruire una società migliore

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Le numerose ricerche svolte sulla correlazione tra maggiore sperequazione dei redditi nei paesi benestanti e maggiore incidenza di numerosi problemi sanitari e sociali, raccolte nel saggio di Richard Wilkinson e Kate Pickett,  La misura dell’anima, perché le diseguaglianze rendono le società più infelici, edito da Feltrinelli, portano alle seguenti affermazioni:

  • nelle società affette da forti disparità economiche sono non soltanto i poveri, ma gli individui di quasi tutti i livelli della scala sociale, a stare peggio;
  • i benefici di una minore sperequazione dei redditi si ripartiscono in maniera più o meno proporzionale sull’intera popolazione;
  • i paesi con più gravi problemi sanitari e sociali sono anche caratterizzati da una maggiore sperequazione dei redditi;
  • nelle società più inclini all’uguaglianza le condizioni di salute generali della popolazione sono migliori, a tutti i livelli della scala sociale;
  • nelle società affette da maggiore diseguaglianza, gli individui che continuano a guadagnare in misura più che soddisfacente tendono comunque a vivere peggio, rispetto ai loro pari nei paesi con minori disparità economiche.

Considerando l’intera popolazione, nelle società contraddistinte da maggiore diseguaglianza, i disturbi mentali appaiono 5 volte maggiori che nelle società dove la sperequazione dei redditi è più contenuta; analogamente, nelle società con maggiori disparità economiche c’è una probabilità 5 volte più alta di finire in prigione e una probabilità 6 volte maggiore di essere clinicamente obesi e anche i tassi di omicidio possono essere notevolmente più elevati; la diseguaglianza dei redditi porta con sé una speranza di vita minore in tutta la popolazione dei paesi studiati, si verifica un tasso più alto di gravidanze nelle adolescenti, la mobilità sociale è impedita da pregiudizi ed impari opportunità, il rendimento scolastico è peggiore in tutte le classi sociali, rispetto a quello registrato nei paesi con minori disparità economiche. Variazioni così pronunciate non si spiegano addebitando tali effetti alla sola povertà, pur essendo lì più pronunciate.

Anche mettendo a confronto gruppi di persone con lo stesso reddito, si scopre che i membri delle società contraddistinte da maggiore diseguaglianza vivono peggio degli individui di pari condizioni socioeconomiche nelle società più inclini all’uguaglianza. Pur essendo vero che in alcune società dove la sperequazione dei redditi è molto pronunciata è presente un maggio numero di poveri, gli effetti delle disparità economiche sono molto più pervasivi.

La teoria secondo la quale nelle società più inclini all’uguaglianza prevalgono migliori condizioni di salute che abbracciano tutti i livelli della società è stata formulata a partire da un set di dati internazionali; da allora sono stati condotti diversi test (circa 200) per verificare la robustezza della teoria in diversi contesti. Con l’eccezione degli studi che hanno preso in esame la diseguaglianza in piccole aree locali, una grossa maggioranza di queste verifiche ha confermato la teoria.

Siccome le società non sono isole deserte, la forza distruttiva delle diseguaglianze prima o poi colpisce tutti i suoi componenti, in una forma o nell’altra, nella speranza di vita che diminuisce o nel minor rendimento scolastico dei suoi giovani o nel più alto tasso di violenza della società.

Attenuando le disparità economiche è possibile costruire una società migliore.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

R. Wilkinson – K. Pickett, La misura dell’anima, perché le diseguaglianze rendono le società più infelici, Feltrinelli, Milano, 2012

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