Politica italiana: Renzi, il decisionismo e dintorni

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Le società postmoderne amano il decisionismo, cioè la capacità di prendere decisioni concrete e veloci per intervenire sui diversi aspetti della realtà sociale con continue riforme e aggiustamenti.

A questo fatto si devono i successi popolari e di simpatia di Silvio Berlusconi prima e di Matteo Renzi poi, due leader diversi nella loro estrazione politica, ma uguali nell’interpretazione delle esigenze popolari.

D’altra parte, in Italia la Costituzione repubblicana è sì la più bella del mondo anche perché, nella sua determinazione dell’equilibrio dei poteri, impedisce il ritorno di un dittatore, ma nel contempo dà troppo potere al Parlamento, costringendo il Governo ad utilizzare l’arma del decreto legge per attuare le azioni esecutive.

E’ molto interessante la riflessione di Indro Montanelli, un grande giornalista del novecento, quando parla delle diverse strade seguite dalla Germania e dall’Italia dopo l’esperienza della dittatura. La Germania Federale ha interpretato il nazismo come il risultato dell’esasperante fragilità della repubblica di Weimar e ha adottato una costituzione federale per garantire la stabilità di governo. L’Italia, invece, ha letto nel fascismo il rifiuto del parlamentarismo e ha voluto restituire l’autorità al Parlamento, mantenendo sotto stretto controllo l’esecutivo. Due diagnosi e due storie politiche diverse, con a nocciolo della questione l’autorità del potere esecutivo. Condivido.

Per tanti anni, il potere democristiano ha governato l’Italia del dopoguerra, tenendo sottomesso il paese. Terminata la “guerra fredda” con l’Unione Sovietica e la paura del comunismo, sono venute fuori le magagne dell’eccesso di parlamentarismo di cui soffre l’Italia: mille parlamentari nel centro di Roma, pagati profumatamente, grandi manovre, grandi cospirazioni, grandi momenti di oratoria, a volte anche scontri fisici, pensioni d’oro, vitalizi, autisti, assistenti, la casta. Questi sono gli effetti di un eccesso di potere perpetuato negli anni.

Non dobbiamo allora meravigliarci se la gente vuole qualcuno che decida, che agisca, che faccia; Berlusconi diceva che l’Italia è una grande azienda e ci voleva un imprenditore, con la sua pragmaticità, per gestirla; Renzi parla della politica del fare; entrambi hanno presa sull’esasperazione della gente per l’immobilismo di un Parlamento litigioso ed eccessivo e per un Governo incartocciato.

Allora, che vengano fatte le riforme, che si riduca il numero dei parlamentari, che si elimini il doppione perditempo del Senato. Non so se Renzi e la sua squadra di governo dureranno a lungo e riusciranno a riformare questo paese, ma indubbiamente gli faccio gli auguri.

Cinzia Malaguti

 

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