Economia – Spread: facciamo il punto

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liquidità

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo spread è il differenziale di rendimento dei titoli di stato di un paese rispetto a quelli del paese con il migliore rendimento/ tasso di interesse.

In altri termini, lo spread corrisponde a quanto di più deve pagare un paese per avere liquidità con le sue obbligazioni, rispetto ad un altro paese.

In altri termini, lo spread è quanto è maggiore il rischio paese, in termini di stabilità, attrattiva agli investimenti, sostenibilità del debito pubblico, rispetto al paese più virtuoso.

Un governo che deve fare ricorso a crescenti emissioni di titoli pubblici per finanziare la sua spesa corrente, quella in conto capitale e quella per previdenza pubblica ed assistenza sociale, si vedrà costretto ad offrire tassi d’interesse maggiori per fare assorbire i suoi titoli al mercato. Gli operatori di mercato giudicano la solvibilità delle finanze pubbliche e la credibilità della politica fiscale sulla capacità di contenere un deficit ed un debito eccessivi rispetto al PIL, al Prodotto Interno Lordo. Se questa credibilità viene meno, i tassi di rendimento dei titoli pubblici vengono aumenti di un fattore di rischio paese.

Se ad esempio un BTP italiano a dieci anni ha un rendimento pari al 5% e il corrispondente titolo emesso dal governo tedesco è al 2%, lo spread sarà pari al 3%, ovvero 300 punti base.

Il rischio paese può dare luogo ad una crisi di fiducia che fa spostare la domanda di titoli pubblici da un paese più rischioso ad un paese meno rischioso, con tutte le conseguenze: impossibilità di far fronte a stipendi, pensioni, previdenza ed assistenza, sicurezza, ecc.

banca centrale europea

 

 

 

 

 

Il caso della Grecia è stato emblematico, fino a costringere la Banca Centrale Europea ad acquistare essa stessa i titoli del debito pubblico greco per poter chiudere la falla, in cambio di un preciso programma di rientro del debito pubblico greco.

Per quanto riguarda l’Italia, lo spread tra i BTP decennali italiani ed i corrispondenti tedeschi, a novembre del 2011 oltrepassò la soglia dei 500 punti base; gli interventi di rigore fiscale adottati dal governo italiano, unitamente alle misure a sostegno della liquidità intraprese dalla BCE, riportarono il livello dello spread al di sotto dei 300 punti base all’inizio del 2012, per poi risalire nell’estate dello stesso anno, soprattutto a causa di diffusi timori di tenuta della moneta unica. La situazione si è stabilizzata solo alla fine del 2012, a seguito dell’annuncio della BCE di acquistare i titoli di stato a breve termine emessi da paesi in gravi e conclamate situazioni di difficoltà macroeconomiche; tale annuncio ha riportato la calma nei mercati, cosicché il valore dello spread BTP/Bund tedeschi è gradualmente migliorato e alla fine del 2012 in Italia era di poco superiore a 300. La BCE e l’Euro hanno così agito da paracadute rispetto al deficit pubblico, causato dall’ammontare delle spese correnti e dalla crisi economica, particolarmente accentuata in Italia e che ha ridotto le imposte indirette (l’IVA sui prodotti venduti) ed ha aumentato i costi di disoccupazione e cassa integrazione. A metà anno 2013 il valore dello spread BTP/Bund 10 anni era 288, mentre in aprile 2014 è inferiore a 200, segnale di una ripresa di fiducia dei mercati nell’Italia.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

P. Alessandrini, G. Bettin, M. Pepe, Viaggio nell’economia, Bologna, Il Mulino, 2013

 

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