Economia: cartolarizzazioni e “too big to fail”

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Finanza

 

 

 

 

 

Le cartolarizzazioni sono uno strumento attraverso il quale le banche rivendono i propri crediti attraverso una società veicolo.

L’idea sana alla base delle cartolarizzazioni è quella di recuperare liquidità per ulteriori prestiti cedendo i crediti migliori, trasformati in obbligazioni vendute sui mercati internazionali.

L’idea irresponsabile che si è diffusa è stata invece quella di cedere i crediti più rischiosi, con l’obiettivo di ridurre la rischiosità dell’attivo delle banche.

Il comportamento delle banche, soprattutto di quelle più grandi e vedremo perché, è stato destabilizzante per due ragioni:

  • si è allentata l’attenzione delle banche nei confronti della selezione e valutazione dei rischi, utilizzando lo strumento delle cartolarizzazioni per cederli;
  • i risparmiatori che acquistano i titoli originati dalle cartolarizzazioni e distribuiti sui mercati internazionali e che spesso sono attratti dagli alti rendimenti, perdono la percezione dei rischi sottostanti, legati alle fonti originarie, distanti e sconosciute.

Leggevate prima che non tutte le banche sono responsabili di questa gestione avventata dei rischi; la responsabilità maggiore va attribuita alle grandi banche multinazionali, più difficili da controllare e per le quali vale il ricatto morale del too big to fail. Il “troppo grandi per fallire” ha permesso ed alimentato un azzardo morale da parte dei gestori dei giganti bancari, nella presunzione di poter contare su interventi pubblici di salvataggio per evitare il fallimento, le cui conseguenze avrebbero effetti a catena disastrosi.

Abbiamo assistito nell’ultimo decennio in Italia ad operazioni di accorpamento di banche in grandi gruppi, sempre più potenti e too big to fail, costringendo poi l’intervento pubblico di salvataggio.

Il problema non sono i soldi pubblici “regalati” alle banche perché dietro di esse ci sono anche migliaia di onesti risparmiatori che hanno diritto alla loro liquidità e quindi era necessario salvarle dal fallimento.

Il problema è l’eccessiva liberalizzazione del sistema bancario avvenuta attraverso un processo di deregolamentazione, avviato a partire dagli anni Novanta, che voleva migliorare l’efficienza, ma che ha invece rivelato il potenziale destabilizzante, con la crisi finanziaria del 2007, le cui conseguenze ancora oggi patiamo.

L’eccessiva liberalizzazione ha determinato la perdita di controllo sull’attività bancaria e sugli effetti delle innovazioni e del gigantismo delle banche.

La Banca d’Italia ed i governi passati, ma anche l’Europa, hanno una grande responsabilità sui danni prodotti, per la carenza di controlli e per il laissez faire generalizzato.

Si rende ora necessario ripensare ad una struttura bancaria diversificata tra banche che fanno attività di deposito/prestiti a breve-medio termine e banche che si occupano di attività finanziarie e nella quale siano rivalutate le banche del territorio.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

P. Alessandrini, G. Bettin, M. Pepe, Viaggio nell’economia, Bologna, Il Mulino, 2013

M. Onado, Economia e regolamentazione del sistema finanziario, Bologna, Il Mulino, 2012

P. Alessandrini, Economia e politica della moneta, Bologna, Il Mulino, 2011

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