Arte – Kandinsky a Milano: interiorità attraverso geometrie e colori

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Vassily Kandinsky nasce a Mosca nel 1866, ma cresce artisticamente in Germania e in Francia, dove muore nel 1944.

La sua maturazione artistica si può dividere in tre periodi: il post-impressionismo, il geometrico rigore compositivo ed il periodo delle forme fluide.

Nel post-impressionismo sono presenti elementi riconoscibili della realtà, ma sono sfumati e risaltano di più i colori delle forme. Il seme del cambiamento artistico del realismo risale al 1896 quando, a Mosca, alla mostra degli impressionisti francesi, Vassily rimane colpito da un’opera di Monet, Covone, che insinua in lui, per la prima volta, il dubbio sull’importanza dell’oggetto come elemento necessario al quadro, aprendo la sua mente alla possibilità di un’arte svincolata dalla mimesi del reale. Nel 1901 poi Vassily dà il colpo di grazia al realismo pittorico, decidendo di interrompere la frequentazione dei corsi del famoso pittore simbolista-espressionista tedesco Franz Von Stuck presso l’Accademia di Monaco per iniziare un percorso autonomo. “Nei miei lavori mi lasciavo andare. Non pensavo alle case o agli alberi, applicavo strisce e spruzzi di colore sulla tela con una spatola e li lasciavo cantare con tutta l’intensità che potevo” disse Kandinsky in quel periodo; ne sono esempi di grande pregio Schwabing, sole invernale, del 1901 e Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato del 1906.

parco di saint cloude kandinsky

Vassily Kandinsky, Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato, 1906

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1911 Kandinsky pubblica Dello spirituale nell’Arte, che mette in relazione l’arte con la spiritualità e adotta il linguaggio musicale come metafora più appropriata per descrivere la nuova forma pittorica, rivolta a qualcosa che va oltre i tradizionali codici espressivi. L’arte si emancipa sempre più dalla realtà sviluppando un’assoluta autonomia nell’interiorità. Le opere di Kandinsky cominciano così a distinguersi e a mostrare una loro personalità, cominciando ad essere conosciute.

Arriviamo così al periodo del geometrico rigore compositivo: i suoi dipinti sono ormai sganciati dal realismo, per diventare volti dell’interiorità dove il colore e le forme giocano il ruolo espressivo; cerchi, quadrati, triangoli e rombi campeggiano sulla superficie, seguendo un’armonia che rimanda all’universo musicale, mentre i colori esprimono la forza delle emozioni; “Il contenuto di un’opera trova la sua espressione nella composizione, cioè nella somma internamente organizzata delle tensioni” disse Kandinsky; ne sono esempi di prim’ordine: Giallo-Rosso-Blu del 1925 e Su bianco II del 1923; ma perché le forme geometriche? Ce lo spiega così: “Il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame tra silenzio e parola”.

Vassily Kandinsky, Giallo-Rosso-Blu, 1925

Vassily Kandinsky, Giallo-Rosso-Blu, 1925

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultimo periodo della vita artistica di Kandinsky è caratterizzato dalle forme fluide: la griglia compositivo-geometrica si frantuma in forme fluide, libere, simboli archetipici, colori brillanti, echi di decorazioni asiatiche e messicane combinate alla memoria delle icone russe; “Andando molto in profondità, il blu sviluppa l’elemento della quiete” disse Kandinsky; questo nuovo periodo pittorico è collegabile agli stimoli artistici prodotti dall’incontro con Mirò, Mondrian e Arp nel 1929, all’inaugurazione a Parigi, Galerie Zak, di una sua mostra di gouaches e acquarelli; ne sono esempi di grande bellezza: Accordo reciproco del 1942 e Azzurro cielo del 1940.

Vassily Kandinsky, Accordo reciproco, 1942

Vassily Kandinsky, Accordo reciproco, 1942

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano rende omaggio a Vassily Kandinsky con una ricca mostra, Vassily Kandinsky, la collezione del Centre Pompidou, aperta fino al 27 aprile 2014, a Palazzo Reale, Piazza Duomo. Da non perdere!

Cinzia Malaguti

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