Cinema: Disconnect

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Disconnect affronta il tema della solitudine nell’era di Internet e delle chat room, ma manca di originalità; comunque riesce a mettere in luce la contraddizione della comunicazione mediata dal computer. Internet è uno strumento potente di comunicazione, pieno di opportunità e di possibilità di contatti, ma piuttosto che diminuire la solitudine della vita moderna, la alimenta con i suoi pericoli, propri di una comunicazione non diretta.

Internet è, infatti, uno strumento potente di comunicazione, pieno di opportunità, ma anche di pericoli; le vere identità di chi chatta possono essere nascoste ed i profili degli utenti dei social network possono essere fasulli, perché in fondo è facile creare false identità, per gioco o per interesse, per scherzo o per truffare.

Il film mette in risalto soprattutto la contraddizione tra la vastità dei contatti e delle scelte possibili sui Social Network e la solitudine che rivela il chattare con degli sconosciuti.

Disconnect affronta tre distinti esempi di connessione a Internet e disconnessione dalla realtà: un ragazzo adolescente timido e introverso che viene fatto oggetto di un tragico scherzo da due coetanei che utilizzano una falsa identità in chat; ragazzi adolescenti che vengono utilizzati in sexy chat; una coppia in crisi oggetto di furto d’identità.

Disconnect  fa riflettere, non c’è che dire, e per questo svolge una sua utilità anche didattica, ma il tema non è originale; la sceneggiatura di Andrew Stern ed il montaggio di Lee Percy, sono di ottima fattura, tali da rendere ricca di suspence la trama.

Il regista (Henry Alex Rubin) e gli attori sono poco conosciuti in Italia.

Cinzia Malaguti

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